sabato 12 febbraio 2011

sabato 29 gennaio 2011

diario senza inizio. nota 5. piantare a bologna

A Bologna le Talee sono state messe a dimora.
Talee di terra questa volta, talee nei libri nel modo più letterale possibile.
Scavare, ovunque, scavare nei libri per dare loro nuova vita, attraverso un corpo estraneo che si innesta nella materia. Un esempio, solo un esempio,  di quello che i libri possono diventare supporto, corpo, superficie. Libri non come immagini del mondo ma come piccole macchine di terra e di volumi.
E' ancora il pensiero di Deleuze ad ispirare piantumazioni multiple:
"Un libro non esiste che dal di fuori e al di fuori.
Così poiché un libro è di per sé una piccola macchina, in quale rapporto a sua volta misurabile, si pone questa macchina letteraria con una macchina da guerra, una macchina d'amore, una macchina rivoluzionaria, ecc. e con una macchina astratta che tutte le trascina?"
Le talee nei libri fanno dei libri piccole macchine di terra, anelli aperti, creati per innesto, sfidando le divisioni fra mondo e libro, arte e natura.
Così a Bologna qualcuno si è fermato di fronte a questo fare e ha immaginato mondi possibili, ha pensato quel fare in relazione al proprio fare, altrove, e ha cercato connessioni.
Racconti di altre piante, di altri innesti, di altre storie:
"Sarebbe bello far lavorare i bambini così, con le mani, le piante, i fumetti, sarebbe bello ospitarvi nel nostro giardino, un giardino pubblico, bellissimo, di tutti, a fare talee..."
"Piantare o pianto? Piantare sì, forse, ma non siamo estranei al pianto..."
"Devo parlarvi, sto leggendo un libro bellissimo "Manger les livres..." di un grande psicanalista, un grande uomo, un lottatore..."
Sarebbe bello seguire questi nessi pensati lì per lì, fare multipli, accrescere il proprio territorio, seguendo il divenire delle talee.
"Il molteplice bisogna farlo. Seguire le piante, estendere la linea di fuga. La pioggia dee aver trasportato lontano i semi, segui i rigagnoli della pioggia, quelli che l'acqua ha scavato, così conoscerai la direzione di scorrimento. Cerca allora la pianta che, in quella direzione, si trovi più lontano possibile dalla tua. 
Tutte quelle che crescono fra queste due, ti appartengono".
Propagazioni.

G. Deleuze. Rizoma (1980)


Pisa 29 gennaio 2011

giovedì 20 gennaio 2011

Quinta tappa

Talee sta per arrivare alla Libreria Modo Infoshop, a Bologna.
La performance,  incentrata sul fare  consiste nel mettere a dimora una talea in pagine di terra coinvolgendo partecipanti e librai.
Con  Virginia Galli, Luca Gradella,  voce registrata  Franco Farina, video di Francesca Corchia, testo Sandra Burchi innesto da Rizoma G. Deleuze e Istruzioni per la messa a dimora  di una talea.

mercoledì 19 gennaio 2011

Talee a Bologna

ISTRUZIONI PER LA MESSA A DIMORA DI UNA TALEA IN PAGINE DI TERRA.

Materiale necessario:
un libro, un taglierino, un recipiente di cartone,
del terriccio o della terra comune, semi o piccole piante spontanee, un cucchiaio, un dosatore d’acqua palline di argilla, un trapano.

1)  prendere un libro abbandonato , messo al macero, o venduto a peso. Il libro deve essere voluminoso, di molte pagine, può essere un romanzo, o un dizionario un volume enciclopedico, questo a seconda delle vostre attitudini e delle vostre preferenze.
2)  Sfogliare il libro a piacere e sceglierne un punto , vicino alla metà , convincente per la lettura e per l’ubicazionedella pagina di terra.
3)  Iniziare a tagliare le pagine lasciando un piccolo bordo intorno, il bordo sarà dimensionato in base alla piantumazione. Intendo dire che per piantare un prato di trifogli sarà necessario un’intera pagina mentre per una pianta grassa molto meno-
4)  le pagine tagliate  possono essere  conservate e utilizzate nuovamente per costruirne altro, lo scavo dovrà essere piuttosto profondo, a seconda della pianta scelta.
5)  Terminato lo scavo, l’operazione può richiedere diversi giorni se fatta accuratamente, foderarlo con una pellicola di plastica e effettuare dei buchi da sotto  il libro per evitare il ristagno di acqua.
6)  Riempire lo scavo di terriccio, potete prendere una terra adatta  per la piantumazione di una  talea di pianta grassa, mettere sotto palline di argilla assicurandosi che ci sia un buon drenaggio per non creare marciumi, e usare una terra sabbiosa. La pianta una volta cresciuta dovrà essere trapiantata in un vaso più grande. Ogni pianta ha le sue necessità, queste saranno studiate attentamente prima di essere scelte.
7)  Trovo più interessante e adatto allo scopo della piantumazione in libro piantumare piccole piante che crescono ai bordi delle strade, oppure ghiande trovate nei boschi o cose simili
8)  Una volta messa a dimora la pianta sarà necessario bagnare la terra,

Adesso la piantina nel libro sarà pronta per crescere e le cure da dedicarle saranno quelle che avrete verso le piante sul vostro balcone o davanzale.Ricordatevi che le piante ad un certo punto avranno bisogno di essere invasate altrove e il vostro libro sarà pronto ad ospitare nuove talee o nuove piante da germogliare.

lunedì 17 gennaio 2011

Talee a Bologna

TALEE - Libreria MODO INFOSHOP
27 gennaio ore 19,00
via Mascarella24/b 26/a, Bologna
video Francesca Corchia

lunedì 10 gennaio 2011

"la sindrome dello scavo"

"Ripenso a quella parola, incolto - che non è coltivato. Vedi: sodaglia - che mi era venuta in mente un giorno mentre parlavo con Marguerite. E al rapporto che c'è tra la cultura dei libri e per esempio la coltura dei topinambur. Non perchè non si coltiva un terreno questo non è buono per le patate o altro. Pensiamoci,non è il vangare che rende il suolo migliore,lo prepara soltanto ad accogliere bene le semine. Gli dà aria. Questo mi fa arrivare alla conclusione che non perchè uno è incolto non è coltivabile. Basta imbattersi in un buon ortolano ..."*

Bene,credo che sia così anche con i libri, sono affetta dalla sindrome dello scavo, mi piace scavare, nei dizionari come nella terra. Piantare e guardar crescere un po' ovunque, anche nei libri vecchi messi un tanto al peso, scavo costruisco fondamenta e costruzioni di carta, innesti e talee da propagare.

Il topinambur, detto anche ciapinabò,
tupinabò, taratufolo, trifola, patacca, carciofo di canna, patata del Canada, ecc., è una pianta erbacea spontanea, parente stretta del girasole, dal quale però differisce per avere fiori notevolmente più piccoli e perché forma tuberi sotterranei commestibili, il cui sapore ricorda quello del carciofo.

Il topinambur pare sia originario del Nord America e del Canada, e che fosse coltivato da molte popolazioni dell’America meridionale già al momento della scoperta del Nuovo Mondo (1492). Portato in Europa, si diffuse praticamente ovunque. In Italia cresce spontaneamente lungo i corsi d’acqua, nei campi incolti, lungo i sentieri e le strade di campagna, anche tra le macerie, praticamente ovunque, in posizioni di pieno sole.

La costruzione del piccolo sformato di topinambur che fa Jonathan ai Balenieri è una vera talea che merita di essere coltivata!

*da Una testa selvatica , Marie Sabine Roger, Ponte alle Grazie

mercoledì 5 gennaio 2011

giovedì 23 dicembre 2010

talee a natale



Tanti auguri di buone feste da Talee.
 beatrice  sandra

giovedì 2 dicembre 2010

Quarto appuntamento

Talee sta per arrivare a Firenze, Libreria La Citè, l'appuntamento è per il 9 dicembre alle 18,00.
La performance di lettura si svolgerà dentro e fuori alla libreria  con la partecipazione di Virginia Galli
I lettori che hanno voglia di prestare le loro voci alla performance sono pregati di contattarci prima del nove via mail e di arrivare in libreria un po' prima.
I testi scelti sono Il Paese delle Prugne Verdi,  Herta Muller e il Vocabolario della Lingua Italiana, Teccani.
Vi aspettiamo.

lunedì 29 novembre 2010


"Di sera, l'ultima luce infondo ad ogni strada tremolava. Questa luce era invadente. Avvertiva i dintorni prima che calasse la notte. Le case diventavano più piccole delle persone che ci passavano accanto. I ponti, più piccoli dei tram che ci passavano sopra. E gli alberi, più piccoli dei volti che vi passavano sotto uno alla volta.
C'erano dappertutto una nostalgia e una fretta sconsiderata.I pochi volti per le strade non avevano alcun bordo:quando mi si avvicinano, vedevo in essi un pezzo di nuvola sospesa. E quando mi erano quasi di fronte, rimpicciolivano al passo seguente. Solo le pietre stradali rimanevano grandi. E al posto della nuvola, al secondo passo sulla fronte stavano sospese due bianche pupille.Al terzo passo, poco prima che i volti fossero alle mie spalle, due pupille si riunivano.Mi tenevo ancorata alla fine della strada, là era più chiaro.Le nuvole, nient'altro che ammassi di vestiti appallottolati. Avrei indugiato volentieri, visto che solo nel quadrilatero delle ragazze c'era un letto per me. Avrei aspettato ancora che le ragazze del quadrilatero dormissero. Infatti,in questa luce immobile contava l'andare e io andavo sempre più rapidamente.Le strade laterali non aspettavano la notte. Facevano i loro bagagli".
H. Muller, Il Paese delle Prugne Verdi

giovedì 25 novembre 2010

diario senza inizio. nota a margine. fare in n-1

Forse non avevamo capito quanto è difficile essere Talee. E' dura la vita di chi  non cresce dal proprio seme, di chi non si propaga dal proprio centro, ma esiste innestandosi sul terreno di altri, scommettendo sulla coltura/cultura di altri. Le librerie sono tutte diverse, città che vai libreria che trovi, quelle grandi e piene di libri, quelle piccole piene di cose, quelle che si lasciano contaminare e oltre ai libri trovi un bancone per le birre, i tavoli per le chiacchiere e magari anche gli strumenti lasciati lì per le serate di musica. Ogni volta le Talee devono innestarsi e trovare spazio come e dove è possibile e provare a crescere. E' così che si può sperare in vite molteplici, in avventure impreviste. E' così, speriamo, che l'esistente può rivelarsi su mille piani. Eppure c'è qualcosa di fastidioso in  tutto questo. Pensiamo agli incontri, senza mettere in conto gli scontri, gli urti, i frammenti di contingenza in cui inciampiamo. E' più forte di noi, quando progettiamo qualcosa, anche qualcosa che nella teoria abbatta l'idea di uno, di soggetto, di inizio,  che insista sulla materia, sulle articolazioni, sulla forza degli strati che, imprevisti, dislocano il nostro sguardo, poi, inevitabilmente, cerchiamo casa. Anzi cerchiamo l'albero davanti a casa, quel luogo sicuro, che c'era già prima di noi, per metterci tranquilli a pensare e a guardare, spalle appoggiate al tronco. Così anche l'albero, natura, diventa un pezzo del nostro mondo, da soggetto della natura diventa oggetto della nostra identità. Ma, dice ancora Deleuze, "la natura non agisce così: le radici stesse sono a fittone, a ramificazione più ricca, laterale o circolare, non dicotomica (natura/arte, natura/cultura etc). Lo spirito è in ritardo sulla natura". Scrivendo, facendo arte, non riusciamo a uscire veramente da questo ritardo, a liberarci per sempre e del tutto da questa nostalgia: il mondo si è fatto caos ma continuiamo a cercare di costruire piccoli mondi ordinati, "opere". E' più forte di noi ma "il molteplice" bisogna farlo non aggiungendo sempre una dimensione superiore, al contrario, il più semplicemente possibile, a forza di sobrietà, n-1.
Sottrarre l'unico dalla molteplicità da costruire; fare in n-1".


Sandra

Pisa 25 gennaio 2010

dal Paese delle Prugne Verdi, H.Muller.

"Se stiamo in silenzio, mettiamo in imbarazzo, diceva Edgar, se parliamo, diventiamo ridicoli. Sedevamo da troppo tempo davanti alle foto sul pavimento. A Forza di sedere le mie gambe si erano addormentate. Schiacciavamo tante cose con le parole in bocca quante coi piedi nel prato. Ma anche col silenzio."




http://www.nazioneindiana.com/2008/10/02/il-paese-delle-prugne-verdi/


martedì 23 novembre 2010

il vocabolario di talee

Talea è per definizione una porzione di organo vegetativo di una pianta che, distaccata da quest’ultima, opportunamente preparata e sottoposta a determinati stimoli in specifiche condizioni ambientali, riesce a dare un nuovo organismo vegetale completo in tutte le sue parti”.
Riproduzione per talea si tratta di un sistema di riproduzione della pianta che sfrutta le enormi proprietà rigenerative dei vegetali. La talea può costituirsi a partire da un frammento di foglia, di ramo, di fusto o radice.
Rizoma è una struttura biologica lineare orizzontale, su cui ad intervalli regolari si formano dei nodi da cui si dipartono altre diramazioni. A differenza delle strutture a radice degli alberi, per esempio, i rizomi non sono gerarchici, per cui se si elimina la pianta che ha dato origine al rizoma, quest’ultimo continua a vivere. Per questo  si usa il termine per descrivere fenomeni che si svviluppano in modo orizzontale e in cui i nodi continuano a far parte di un insieme, ma sono pienamente indipendenti da questo.

domenica 21 novembre 2010

diario senza inizio. nota 4. Sottovoce a Bolzano

A Bolzano abbiamo bisbigliato.
La performance di Talee, la lettura che accompagna l'apertura della mostra, è stata molto bella.
Beatrice ha chiesto ad alcuni lettori di bisbigliare, di preannunciare le letture scelte dai librai di Mardi gras, con il bisbiglio dei brani letti nelle tappe precedenti: a Sarzana e a Fucecchio... Così dopo essersi scelti una postazione in libreria, o dopo aver deciso che avrebbero camminato bisbigliando, alcuni lettori si sono messi a leggere fra sé e sé  De Lillo, Spinoza, Palazzeschi, Thoreau... alzando la voce solo quando qualcuno dei presenti si avvicinava loro... Il risultato aveva una strana armonia... Beatrice si muoveva in tutto questo con la sua Talea di terra , dirigendo con il suo semplice passare i tempi e i modi di quanto stava accadendo. E c'era armonia anche fra il dentro e il fuori, fra quello che stava accadendo in libreria e quello che accade solitamente nelle strade di Bolzano. Bolzano è una città stranamente silenziosa, l'atmosfera, proprio in strada, è stranamente ovattata e viene da  chiedersi se sono le montagne a portare silenzio o se è quel continuo incrociarsi di due lingue a risolversi nel sottovoce.
Bolzano è così, silenziosa e piena di cose.
Stretta fra le montagne e fra le spinte opposte di orgoglio e timidezza. Ha il meglio di una città di confine, è bella, strana, internazionale, e il "peggio" coscienziosamente lavorato nella composizione di due di tutto.
Mardi gras ha libri italiani e tedeschi, un nome ulteriormente straniero e un numero sterminato di libri.
Mardi gras ha anche uno spazio bis, pieno di cataloghi d'arte e architettura, libri illustrati,  e fumetti d'autore.A Mardi gras bis, ora ci sono le Talee, piantate, per innesto, fra le altre meraviglie della libreria.


sandra

martedì 16 novembre 2010

"U'zapelu d'tera"

U'zapelu d'tera ...
Ho scavato tra le pagine di un libro e ne ho ricavato un piccolissimo fazzoletto di terra dove germogliano piantine, la terra è scura, quasi nera, e le piantine verdissime. Dall'altra parte del ciglio pagina, una costruzione dal tetto arancio isolata tra le parole...
















u'zapelu d'tera così dicono qui...
B.

domenica 14 novembre 2010

Piantumazione talea fumetto

Dopo aver sperimentato  la  lettura filosofica dei Miracoli di Spinoza, alla libreria Martin Eden, Talee si affaccia sulla soglia del mondo dei fumetti, Mardi Gras, la nostra terza tappa, ha infatti un settore piuttosto importante di questo genere. L'incontro con  L'Olmo di Ryuichiro Utsumi disegnato da Jiro Taniguchi un manga atipico, un romanzo a fumetti, è decisivo e  la lettura delle parole degli autori nella postfazione aprono nuove vie di germinazione anche con le pagine di vecchi fumetti.  Chissà se metteranno radici... Per ora posso solo provare a  piantare, a Sandra il compito di verificare...
B.


venerdì 12 novembre 2010

diario senza inizio. nota 3. Le tele di Carlotta

Sono in treno. Leggo Il sifone di Sartre per la terza tappa di Talee. Un po' mi diverto, penso che è proprio bravo questo Mark Crick a scrivere "alla maniera di...". Un po' mi diverto e un po' mi dispiace. Imitata, la scrittura si svuota, volge allo sberleffo, e mi dispiace. Non dovrei essere così sensibile al  rispetto per gli scrittori, però... Mi fermo sul però e attacco discorso con la mia vicina di treno. Prima le chiedo un giornale e poi mi dò alle chiacchiere ma la conversazione non è granché. Messi come siamo messi il discorso fra sconosciuti fa presto a diventare lamento "Hanno distrutto la scuola - mi dice - e ora passano alla sanità... (la signora è medico) e i giovani etc etc... " Cerco una soluzione e chiedo alla signora dei suoi figli, sono sicura che andrà meglio. Dopo un'iniziale titubanza la signora si lascia andare, si anima in un racconto che, mi dice sorridendo, ogni volta stupisce anche lei. Pare infatti che sua figlia, timida, schiva, la tipica figlia a cui i genitori dicono "esci, vai con le amiche, vai agli scout...", abbia sempre preferito stare bella ferma nel suo modo e, come si scoprirà, nel suo mondo. Arrivata al punto di scegliersi una facoltà la ragazza non dava segni di decisione e la madre aspettava, sicura che dal liceo linguistico la figlia  sarebbe finita a Lingue, quando un giorno se l'è vista arrivare a casa tutta sorridente: "E' fatta, ce l'ho fatta, mi hanno preso alla Scuola dei Comics, hanno apprezzato i miei lavori, finalmente..." "Quali lavori?" chiede la madre prima di trovarsi sotto gli occhi tele e tele disegnate e dipinte, piene di cose, personaggi, storie... tutte cose mai viste. Raccontandolo la signora si anima sempre di più: nessuno aveva mai visto e saputo niente, anni e anni di disegni e dipinti nascosti chissà dove, fatti chissà quando, usciti in un giorno, portati come un trofeo silenzioso: "E' buffa tutta questa storia, è buffa lei, è buffo tutto... io non sapevo niente di questo mondo e scopro un sacco di cose... E poi ora gira sempre con questo quadernino e fa disegni su disegni... con la penna! Ma come si fa a disegnare con la penna? " E' troppo educata la signora per compiacersi di sua figlia, e  prende  in giro se stessa, per quello che non sa, che non capisce, che non sa fare... "Buffo" è l'aggettivo dominante e pudico dei suoi racconti e poi si ferma "Io avevo uno zio sculture... chissà se questa cosa dell'arte passa nei geni...".
Non lo sappiamo ma tanti a auguri a Carlotta, magari la incontreremo da qualche parte prima o poi. Intanto ce la portiamo a Mardi Gras insieme alla Talee-fumetto, chissà che non le porti fortuna.

giovedì 11 novembre 2010

domenica 3 ottobre 2010

diario senza inizio. nota 2. dritte per un libraio (scherzando, si intende)

"ciao gigi, cosa sappiamo di martin eden?"
questa  è una formula che uso spesso, è la mia accezione di open source. potrei andare su internet, cliccare un po' e avrei le  risposte, ma mi fido di quelli che conosco, so come ragionano, so come la pensano, so perchè mi rispondono in un modo piuttosto che in un altro... allora chiamo e mi invento una prima persona plurale: "cosa sappiamo?" come se qualcosa mi autorizzasse a costruire, o meglio ad attingere, a  una specie di sapere collettivo, comune.  gigi lo sa, credo, è abituato a queste mie domande dal nulla.  sa anche che la pensiamo diversamente su quasi tutto, sa che abbiamo gusti diversi, ma risponde, sempre. io so che lui con me gioca spesso al bastian contrario, che pur di farmi un dispetto dice anche cose che non pensa, ma mi fido, comunque.
"grande romanzo, bellissimo romanzo e grande autore. ma perchè?"
"è il nome di una libreria, ospita  la seconda tappa di talee"
"At the instant he knew, he ceased to know è il finale del libro, se fossi io il libraio  stamperei questa frase sulla carta del negozio..."
forse dovrei dirglielo a david, in fondo è una buona dritta.
la libreria martin eden è un gran bel posto, entrata in salita, spazi grandi, grande silenzio, libri disposti ordinatamente negli scaffali, un angolo per i bambini, poltroncine per i grandi, un invito a prendersi tempo.
"la giallistica mi sta esplodendo, dice david, non so più dove metterla, dovrò fargli altro spazio. e poi la filosofia, non mi aspettavo che avrei avuto tante richieste di libri di filosofia..." la cosa mi incuriosisce e vorrei fare altre domande, ma mi accontento di godermi questo accostamento: gialli e filosofia. mi scopro a chiedermi i nessi, e mi viene in mente che in effetti i filosofi da cui ho imparato qualcosa, in facoltà, erano anche grandi lettori di gialli.
sì, ci sono dei nessi.
lascio la cosa lì e prendo a guardarmi intorno.
la porta posteriore della libreria è una grande porta a vetri, dà su una  strada che sale  e dà, soprattutto, sull'entrata di un negozio di parrucchiera. così prendendosi il tempo di scegliere i libri, prendendosi il gusto di quell'atmosfera da lettura, da martin eden si può sbirciare oltre la finestra e vedere tutto un altro mondo, immaginarsi le chiacchiere, il rumore del phon, il sottofondo di una possibile musica.
e forse dovrei dargli anche questa di dritta, a david, disporre un piccolo angolo di "libri per la parrucchiera", cose piccole, veloci, un piccolo invito alla lettura per chi, pochi metri più in là, va a sistemarsi un po' la testa.

martedì 28 settembre 2010


Talee ha ricevuto in regalo un libro, Il Libro va a Teatro, da Renzo Boldrini, uno dei lettori della seconda tappa alla Libreria Martin Eden.

Il libro raccoglie i frutti del progetto “Scene leggere” attuato e promosso dal Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento in collaborazione con la Compagnia Giallo Mare Minimal Teatro di Empoli. Nel progetto il libro viene utilizzato non solo come contenitore di storie da rappresentare nel senso tradizionale del termine, ma viene anche coinvolto nel gioco teatrale fino a trasformarsi in partner dell’animatore e addirittura in s/oggetto scenico. Insomma si mette lui a “far scena”.

venerdì 24 settembre 2010

talea...

diario senza inizio. nota 1. fare con niente


Da bambina non riuscivo a tracciare una linea semplice e netta su di un foglio da disegno del quale mi piaceva la grana e il candore, come pure non riuscivo a tagliare un semplice fazzoletto in un tessuto nuovo... La bambina taglia e ritaglia. Non la smette più di tagliare. "Da una rapa non si cava il sangue" mi diceva mia madre in dialetto provenzale per dare maggiore forza al suo dire. Ho ancora vivo il ricordo di quei pomeriggi ardenti e febbrili cui davo il mio primo colpo di forbici in un immenso pezzo di stoffa, più sfuggente e traditore del mediterraneo... Presto però di quella immensa tela non restavano che brandelli. Mi accanivo ancora, bucavo l'ultimo quadratino, il francobollo con il quale - così mi pareva - avrei potuto fare ancora un oggetto. Poi, disperata e con il viso coperto di lacrime, raccoglievo tutta quella filaccia e scappavo via. No, mai e poi mai, ne sarebbe uscito qualcosa! Niente sarebbe uscito da me! Mia madre, che mi condannava aveva ragione. Le mie sopracciglia, le mie unghie, i miei capelli, non appena ci mettevo le forbici, tutto si riduceva a niente. Gioco tragico di bambina, che, in seguito, si accaniva ugualmente nel vestirsi per salvare la faccia. A questa condanna materna senza appello faceva da contrappunto un complimento che assaporavo in continuazione: "Questa piccola riesce sempre a far qualcosa con niente".
Mi piace molto questo brano e torno spesso a rileggerlo ne “L’abito e il suo fantasma”, un piccolo saggio, molto denso e pieno di affetto, che Massimo Recalcati ha scritto in ricordo di Gennie Lemoine, definita una delle figure più importanti della psicanalisi contemporanea. I pensieri di Lemoine servono a introdurre quella che Recalcati chiama una passione tutta femminile, la passione del vuoto. Se qualcuno come Sartre ha potuto pensare ne “L’essere e il nulla” che la passione umana di "riempire", occludere il vuoto,  chiudere le fessure, è una passione fondamentale della realtà umana,  forse, suggerisce Recalcati, si può aggiungere che questa passione si declina essenzialmente al maschile, il  fantasma di cui parla Sartre è un fantasma di appropriazione maschile. E' anche grazie ai lavori di Gennie Lemoine  che sappiamo che esiste una rischiosa passione femminile per il vuoto, passione che ha molto a che fare con l’atto del creare, con il “fare con niente”. Il lavoro febbrile della bambina che prova a ritagliare qualcosa dal vuoto, mettendo alla prova la sua capacità di generare, è accompagnato dal rischio che si corre a frequentare una  zona di confine: i bordi  tracciati dalle forbici, inseguiti con accanimento in brandelli di tessuto o di carta sempre più piccoli. Rischio che porta con sé piacere e angoscia, che spinge e che blocca l’immaginazione  (la scena in cui la bambina cede alle lacrime e si dà alla fuga con tutta quella “filaccia”).
E’ il desiderio di togliere le forme dal vuoto che spiega, a partire da questa posizione di Lemoine, la concentrazione in cui vediamo immersi i bambini quando ritagliano, appiccicano e costruiscono manufatti fragili, instabili, quasi sempre temporanei. E’ questo che  spiega il loro risentimento  quando maldestramente un grande, riordinando, confonde “l’opera” con la filaccia... E forse è un po' troppo schematico identificare il pieno con il maschile, il vuoto con il femminile, forse è un po' estremo legare la cifra della creatività femminile a questo sentirsi "quasi niente" a cui certa psicanalisi la  condanna, ma certo riconosco in questo "fare con niente" qualcosa che appartiene al fare delle donne. Un fare meno affermativo, meno saturo di sé, un fare sapiente che spesso lascia le cose incompiute, imperfette, in divenire. Un fare che  nel quotidiano allestisce, prepara, a volte decora. Il fare antico, delle tessitrici, ad esempio, per cui i pieni e i vuoti sono modi diversi di far passare il filo, di organizzare un complicatissimo movimento con materiali a volte quasi invisibili, ma resistenti, come la seta, gli affetti, i legami.
Un fare controverso, mai innocente, potente  anche quando agisce  per sottrazione. Un fare che resta, anche non visto.
Penso a tutto questo guardando i lavori di Beatrice, guardando le sue talee, libri che diventano progetti, paesaggi, giardini, forme impreviste, “fatte con niente”.


Massimo Recalcati, "L'abito e il suo fantasma" in Lo psicanalista e la città. L'inconscio e il discorso del capitalista, Manifestolibri, Roma 2007

martedì 21 settembre 2010

diario senza inizio. nota zero

Scrivere un diario senza inizio va esattamente nella direzione opposta a quello che faccio di solito. Io, di solito, scrivo inizi. Inizi di tutto: articoli, saggi, racconti, progetti. Se avessi il coraggio di fare una ricerca nel mio computer, con i file degli inizi avrei di che riempire una cartella, ma me ne guardo bene. Non me la sento proprio di riunire  tutti quegli esordi rimasti lì,  inizi promettenti, gonfi di uno slancio che non è stato sufficiente ad andare avanti. Così, gioco con la sorte, o forse più semplicemente con le mie  abitudini, e mi propongo di scrivere un diario senza inizio,  mi invento una "forma talea" di scrittura per raccontare un progetto che ha radici leggere e forme in divenire.
Saltare l'inizio, più o meno è questo che voglio dire, saltare l'inizio è un buon modo per cominciare.

Del resto, dice Deleuze, "scrivere non ha niente a che vedere con significare, ma con misurare nuovi territori, cartografare, perfino delle contrade a venire". E io me lo sono immaginato così questo diario senza inizio: un esperimento di scrittura per punti, piccole note che seguiranno il progetto mentre prende forma, mentre si propaga in luoghi e incontri che oggi non possiamo prevedere.

sandra 

mercoledì 8 settembre 2010

seconda tappa alla libreria "Martin Eden"

Dal 25 settembre seconda tappa del progetto Talee alla libreria Martin Eden di Fucecchio
(sito libreria)

giovedì 12 agosto 2010

Talee: un idea per librai rizomatici

segnalazione di Maria Luisa Venuta su Nazione Indiana

domenica 8 agosto 2010

la locandina

il progetto

Per definizione “la talea è una porzione di organo vegetativo di una pianta che, distaccata da quest’ultima, opportunamente preparata e sottoposta a determinati stimoli in specifiche condizioni ambientali, riesce a dare un nuovo organismo vegetale completo in tutte le sue parti”.


Il progetto, basandosi su questo principio di riproduzione, si propone di portare in diverse librerie italiane le talee di Beatrice Meoni, un lavoro sulla germinazione della scrittura e della lingua.

Ogni arrivo di talee in un nuovo spazio sarà segnato da due o più letture scelte dalla libreria e concordate con l’artista sul tema.

Le letture saranno incrociate in un alternarsi di pagine. Lettori comuni, artisti amanti dei libri e della lingua sono chiamati a partecipare alla lettura. L’intervento in ogni libreria verrà documentato e il materiale, dalle pagine dei libri letti, alle voci dei lettori, alle immagini.andrà a creare l’installazione finale in una galleria d’arte. 

All’interno del progetto Sandra Burchi terrà un “Diario senza inizio” una forma-talea di scrittura che diventerà anch’essa parte dell’istallazione.

Il ciclo di talee inizia dalla libreria “Il Terzo Luogo” di Sarzana, seguirà un percorso di librerie indipendenti che si renderanno disponibili ad ospitarlo e avrà una durata di un anno, per ritornare in chiusura alla libreria di partenza.

Il progetto può prendere vita grazie alla preziosa collaborazione di Sandra Burchi, Ilaria Mariotti e alla generosità di tanti librai e lettori